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Nov
23
A quanto siamo arrivati? Quanto credito vantano i lombardi da Roma? A più di un anno e da un nulla di fatto dal 22 ottobre 2017 quando i cittadini furono chiamati a esprimersi sul referendum per chiedere autonomia di competenze e risorse dal governo centrale, il consigliere comunale di Grande Nord a Monza, Alberto Mariani ha presentato un ordine del giorno per tenere alta la memoria e la consapevolezza del tempo che passa. Tempo che è denaro.
Nov
23
di ROBERTO BERNARDELLI - Avevano fatto un appello, i parlamentari leghisti: acquistate titoli di Stato. Sono lontani ormai i vagiti di Ponbtida quando si invitata invece a non acquistarne più e, semmai, a comperare i Buoni del Sindaco. Ricordi vaghi? Mica tanto... Il punto è che adesso l'Italia non piace agli investitori. Il trend da maggio resta preoccupante. Il Sole24Ore ci ricorda che "dal mese in cui sono iniziate a farsi sentire le tensioni sullo spread, per via delle incognite sull’agenda del nuovo esecutivo sovranista, gli investitori esteri hanno ridotto la loro esposizione sull’Italia per 68 miliardi di euro. Simili deflussi di capitale si erano visti solo nel corso della crisi dello spread del 2011-2012. Ad aprile gli investitori esteri risultavano titolari del 33,3% del nostro debito (31,2% tenendo conto solo dei titoli). Oggi questa percentuale è scesa al 30,3% (28,2% tenendo conto solo dei titoli). Compensare questo deflusso di capitali dall’estero è vitale per arginare le tensioni sullo spread e contenere la spesa per interessi". Ma il problema per il governo è litigare sui termovalorizzatori, e bloccare gli immigrati. Fatto quello, risolto tutto. Si vede. http://www.lindipendenzanuova.com/e-nessuno-compra-i-btp-di-salvini/  
Nov
20
#SENZA SCONTI, puntata 114 per la trasmissione condotta con grandi ascolti da Roberto Bernardelli. Martedì sera su Antenna 3 in diretta, alle 22,30 due gli ospiti: Luigi Negri e Claudia Michela. Per intervenire in diretta basta chiamare lo 02 32 00 46 240. Lerepliche di #Senzasconti sono su: http://www.grandenord.org/ Ed ecco le brevi biografie degli ospiti del 20 novembre. Luigi NEGRI Luigi Negri, architetto e noto antiquario milanese, è “profondo conoscitore della porcellana europea del 18º e 19º secolo”. Sin da giovane manifesta “particolare trasporto per la partecipazione politica”, che affianca alla propria attività professionale, all’insegnamento e alla conduzione di trasmissioni radiofoniche di informazione e di approfondimento. È stato deputato nella XI-XII e XIII Legislatura. Agli inizi di quest’anno, dà vita a Epistocrazia.eu, associazione culturale che pone “la crisi delle moderne democrazie occidentali” al centro dei propri studi. Claudia MICHELA Claudia Michela è avvocato penalista con Studio a Milano. Piemontese di nascita (è nata a Biella) ma Milanese d'adozione: vive a Milano da circa 20 anni. Dopo la Laurea ha deciso di rimanere in questa Città “perché ricca di stimoli e sicuramente molto interessante dal punto di vista professionale”. Ha scelto di intraprendere la professione in ambito penalistico per passione: “crede nell'essere umano e nel senso di Giustizia”. http://www.lindipendenzanuova.com/senzasconti-luigi-negri-e-claudia-michela-su-antenna3/
Nov
20
di SERGIO BIANCHINI - Stupefatto leggo la stampa di oggi dove si annuncia che i cinquestelle hanno proposto un emendamento alla legge di bilancio che prevede l’assunzione di duemila maestri per l’inizio dell’estensione obbligatoria del tempo pieno alle elementari. L’emendamento è passato alla Commissione Cultura della Camera ed ora sarà esaminato nella commissione bilancio. Non mi risulta che la cosa fosse prevista nel programma di governo di Lega e 5 stelle. E mai era stata nominata negli asfittici discorsi del neoministro Bussetti, il quale aveva comunque sempre sostenuto di non volere l’ennesima riforma della scuola. Personalmente sono anche doppiamente sorpreso e deluso perché pensavo che l’idea del reddito di cittadinanza avesse messo fine a quell’uso improprio dello stato che vediamo da decenni. La scuola in particolare è stata il campo di massima esplicazione delle assunzioni di tipo assistenziale nello stato. Invece della ricerca, nell’assunzione del personale, dell’efficacia formativa e del benessere di alunni e famiglie si è proceduto sempre nell’ampliamento del tempo scuola per gli alunni e del conseguente aumento automatico del numero degli insegnanti. Fino ad oggi però si era lasciato un margine di scelta ai genitori che venivano indicati come i massimi fruitori dei benefici del tempo pieno. Adesso anche questo margine risulta insopportabile e si cerca di introdurre un obbligo che non ha eguali in Europa. Inutili sono state le molteplici richieste di un’alternativa al mito del TP con l’introduzione di un curricolo obbligatorio ridotto, affiancato da attività opzionali di sostegno e di approfondimento. Tante volte quando ero preside mi ero lamentato dell’abbandono di qualunque attenzione alla qualità della scuola e del personale in favore del prolungamento improprio del tempo scuola per gli alunni. In alternativa sostenevo e sostengo il tempo pieno per gli insegnanti, o almeno per il 50 per cento di essi. La qual cosa consentirebbe un lavoro preciso ed ampio in collaborazione con famiglia e territorio, cose che tutti esaltano senza però crearne i presupposti. Questo presupposto del docente a tempo pieno era ritenuto indispensabile anche dall’amatissimo Don Milani commemorato solennemente ai massimi livelli del ministero lo scorso anno. Don Milani nella sua famosa lettera alla professoressa parlava in maniera tagliente dell’orario degli insegnanti statali italiani. Orario unico in Europa per il suo nanismo al contrario del gigantismo dell’orario degli alunni. Tutti dicono di amare Don Milani ma nessuno segue e nemmeno cita questo suo insegnamento. In Europa il tempo scuola obbligatorio alle elementari è mediamente intorno alle 24 ore settimanali. Da noi, con la tradizionale libertà di scelta per le famiglie ribadita nella riforma Gelmini, viene proposta ai genitori, all’atto dell’iscrizione una scelta variabile che vede la maggioranza delle famiglie optare per la formula delle 30 ore settimanali. La scelta del tempo di 40 ore non è mai riuscita a superare il 50 per cento dei casi. E questo nonostante un pressing propagandistico sia dei presidi che dei sindacati per la formula del tempo pieno di 40 ore. Le vere motivazioni del sostegno implacabile verso il TP consistono proprio nella meccanica espansione del numero dei docenti che è da decenni l’unica costante degli interventi nella scuola. E il vecchio vizio purtroppo non demorde. Anche se ormai cresce continuamente il numero degli specialisti che segnalano gli effetti negativi dell’eccesso del tempo scuola, dello studio e dei compiti. Si è parlato perfino della carenza di ore di sonno per i bambini e degli effetti di questa carenza che produrrebbe anche l’obesità. Colpisce l’aspetto assolutamente gratuito di questa ipotesi del tempo pieno obbligatorio in una fase di drammatica carenza delle risorse finanziarie a disposizione del governo. Drammatica carenza sostenuta, difesa e giustificata proprio con la necessità di stabilire il reddito di cittadinanza. Reddito che dovrebbe e potrebbe liberare le assunzioni statali dal peso antico dello sbocco stipendiale per il ceto medio disoccupato e uno dei cardini del vecchio meridionalismo in teoria abbandonato dalla nuova maggioranza. La riduzione della spesa statale ordinaria, che verrebbe invece aumentata con questo provvedimento, è stata prospettata più volte come uno dei mezzi per non sforare il 2,4 per cento di deficit annuale di bilancio previsto come soglia massima per il prossimo anno. Ma allora come è uscito questo mostriciattolo e da quale cilindro? http://www.lindipendenzanuova.com/tempo-pieno-a-scuola-i-5stelle-lo-usano-per-il-nuovo-voto-di-scambio-scolastico-assumere-prof/
Nov
20
di STEFANIA PIAZZO - La politica non ha memoria. C'è un libricino agile che con la collega Cristina Malaguti realizzai nel 1995 per l'allora Editoriale Nord, che da lì a poco avrebbe trasformato il settimanale Lega Nord in quotidiano La Padania. Il titolo della modesta opera è: "La Lega Nord attraverso i manifesti". I manifesti erano quello che oggi rappresentano i social, ovvero un sistema di comunicazione popolare, diretto, illustrato, didascalico. Rabbioso, di pancia, umorale, pure populista se si vuole. Cosa chiedeva, in fin dei conti, la Lega di Bossi di allora? Marcava una differenza territoriale sostanziale, denunciava un Nord che pagava per chi non pagava, che lavorava per chi riceveva sussidi, che erogava le pensioni per chi aveva false invalidità, che ospitava insegnanti del Sud trasferiti al Nord che poi tornavano al Sud, un Nord che sanava con Cariplo tutte le banche del buco del Sud... Vediamo alcuni titoli: Sprechi e mangerie. Contro i Borboni che mangiano a Roma ci salva solo l'autonomia (maggio 1990). Semo partiti de Roma! Cor fisco ce magnamo er Nord (1990) Uno Stato federale di tre repubbliche (Nord, Centro, Sud) (settembre 1990). Condono truffa. Perché i lombardi devono pagare e il Sud avere l'immunità? (1985). Pensionamento regionale. Perché non venga colpita la pensione dei nostri lavoratori (1985). Lombardia Europa da sempre (aprile 1989). Più lontani da Roma, più vicini all'Europa (aprile 1989). No! All'aumento del 30% del bollo auto. I lombardi le tasse le pagano già (ottobre 1990). Via le barriere autostradali (maggio 1991). Via servi di Roma. Hanno fatto il treno rapido per Roma invece che per la pianura padana e le sue fabbriche ((ottobre 1993). Versa le tasse al tuo comune (ottobre 1993). Lavoro. Europa. Giustizia. Autonomia. Nord (marzo 1992). La Lega è il solo partito che vuole l'Europa (maggio 1994). Non prenderti in giro col voto. O il Nord si libera o la situazione può solo peggiorare, cioè: più tasse, meno Europa (marzo 1996 E ci fermiamo proprio qui. E' un'Italia bipolare quella che si legge sui testi della comunicazione dell'allora partito del Nord. Non si chiedeva di lasciare l'Europa. Anzi, allontanarsene suonava come una condanna. E quello che la Lega, allora, chiedeva al Sud, era pagare le tasse, uscire dalle false pensioni di invalidità, non dover dipendere dal continuo assistenzialismo a pioggia. In una parola, risanare i propri conti e allinearsi. Altrimenti il Nord non sarebbe riuscito a tenere il passo. Non è forse quanto chiede l'Europa dei conti all'Italia, adesso? Forse il Nord ha poca memoria e chi oggi inveisce contro Bruxelles sta solo spostando l'attenzione su un centro nevralgico di potere, senz'altro arrogante e borioso, spocchioso e disprezzante, per far però dimenticare ai cittadini che esiste ancora un problema Nord-Sud, e che la questione settentrionale è l'esatta proiezione di quanto sta macinando in Europa, anzi, nel Nord Europa. Là dove un tempo si voleva andare, per restarci. Suona strano quindi che chi, al Nord, detesta Salvini, politicamente parlando, inveisca contro Junker o Draghi. http://www.lindipendenzanuova.com/leuropa-chiede-allitalia-quello-che-il-nord-ha-sempre-chiesto-al-sud-lavorare-non-fare-debiti-stare-in-piedi-senza-la-manina-di-stato/
Nov
19
di STEFANIA PIAZZO   Il populismo di destra e di sinistra fa sempre breccia nel cuore dei delusi. C'è populismo e populismo, però. Scriveva Alain de Benoist: "Come il “comunitarismo”, il “populismo” è diventato oggi una parola per nascondere di tutto. Ne è prova il fatto che personaggi molto differenti tra loro come Nicolas Sarkosy, Marine Le Pen, Jörg Haider, Silvio Berlusconi, ma anche Mao Zedong, Mussolini... si sono visti attribuire questa etichetta". “La parola è dovunque, la sua definizione da nessuna parte” diceva lo storico Phlippe Roger. La politica, infatti, non sta più da nessuna parte. Quando scatta il populismo renziano o salviniano? "L’emergenza del “populismo” è certamente anzitutto il segnale di una crisi, in occasione di una disfunzione della democrazia: discredito dell’intera classe politica, aumento dell’astensionismo, voti di pura protesta, fossato che si scava tra “l’alto e il basso”, sentimento comune di uno spodestamento dei valori democratici". Il populismo di destra e di sinistra ha una costante comune: presenta come possibili da raggiungere degli obiettivi che non raggiunge mai. Oggi, per di più, la caccia del voto di centro, moderato, è in crescita. Dunque, c'è il populismo rivolto agli indecisi. E' lì che si fa man bassa. E' lì che pescava Renzi, è lì che pesca Salvini. Sono trasversali entrambe, varcano destra e sinistra come camere comunicanti. La democrazia rappresentativa è sparita, perché privata dalla sua rappresentanza. Chi invece rappresenta la democrazia elettiva, anzi, dei nominati, forma gruppi dominanti, da una parte o dall'altra. Non servono più delle élites, nel senso di persone che sono in grado di essere classe dirigente, bastano dei buoni comunicatori, affiancati da web master e specialisti di social network per spacciare il populismo informatico in democrazia. Peggio, in rappresentanza. Speranze messianiche si aggirano su twitter e facebook, sui manifesti e nelle sfilate in piazza. De Benoist parla non a torto di una "nuova classe politico-mediatica, che unisce, all’interno di una medesima situazione elitaria di potere e di apparenza, dirigenti politici, uomini d’affari e rappresentanti dei media, tutti intimamente legati gli uni agli altri, tutti convinti della pericolosità delle aspirazioni popolari". Quindi il populismo le controlla e le dirige. Una volta si era capitalisti o anticapitalisti, iperliberisti o statalisti. Oggi si è renzisti o salvinisti, categorie ideologiche che oscillano dagli 80 euro in busta paga allo stop agli immigrati. E nessuna delle due opzioni è risolutiva. Entrambe prospettano l'impossibile: arrivare a fine mese, bloccare per magia gli sbarchi e il costo sociale del welfare tutto sbilanciato oramai verso gli stranieri. I sindaci della Lega lo sanno ma nessuno ha mai osato stilare una sorta di "busta paga dell'immigrato", al netto degli assegni sociali, dei bonus affitto e bebè. Così pure il Pd non osa dire che cosa pensi della nuova classe operaia e della disoccupazione che erode il loro storico bacino elettorale. Oramai si è alla conta algebrica: per ogni 2000 sbarchi, la cronaca regala 2000 licenziamenti al giorno. Non esiste più quindi l'operaio ma neanche il ceto medio. Esiste lo straniero e il nominato. Nel mezzo ci stanno miriadi di professionisti, artigiani, in progressiva infartuazione del lavoro. L'ictus sociale. Ex lavoratori, ex pensionati, perché le pensioni stanno sparendo. Più che di indecisi, occorrerebbe formulare la categoria dei sopravvissuti. C'è populismo e populismo, si diceva. Quello contemporaneo, che fa politica senza popolo, e quello storico, infatti, che nacque in Russia e negli Usa, per svegliare le coscienze e ribellarsi alle lobbies. Per un ritorno alla democrazia e alla giustizia sociale, agraria. Ma che accade se il popolo per davvero volesse interessarsi di politica? Lo aveva espresso acutamente l'amico Giuseppe Reguzzoni, tempo fa sulla sua pagina facebook. Ecco cosa scriveva magistralmente, richiamando Thomas Mann: "Considerazioni di un impolitico. Oggi non abbiamo bisogno di una forza politica moderata: c'è già ed è l'attuale classe politica, tesa solo a mantenere tutto cosí com'è. Il patto del Nazareno è vivo, e ingloba anche le cosiddette opposizioni, che sono come le vuole chi comanda: uno sfogo per la pancia della gente. Oggi non abbiamo bisogno di una forza liberal- borghese, centrata sul sistema di potere romano, ma di una minoranza rivoluzionaria e consapevole. Quel che oggi si chiama democrazia, non è che oligarchia mascherata e marketing elettorale alla ricerca di posti. Ogni compromesso è accettazione del sistema. Per questo oggi, se liberi e forti, siamo tremendamente soli e non vediamo alcuna luce in fondo al tunnel". Passerà anche questa nottata. http://www.lindipendenzanuova.com/il-populismo-informatico-dalle-parole-al-governo/
Nov
19
Altra domenica di raccolta firme per Grande Nord, i cittadini lombardi sono interpellati sull'abolizione del reddito di cittadinanza e sul blocco delle auto diesel. Provvedimenti che sono contro chi lavora, che premiano le regioni del sud senza tener conto dei reali problemi del territorio. La reale mancanza di lavoro. Le tasse sulle imprese. Il vero snodo è sbloccare il residuo fiscale, ma non è nel programma di governo. Al quale basta fermare gli sbarchi per far credere di aver risolto i problemi dell'Italia, del Nord e del Sud. http://www.lindipendenzanuova.com/gazebo-grande-nord-il-reddito-di-cittadinanza-non-piace-ai-lombardi/
Nov
13
Consueto appuntamento dedicato alla politica che non "sentiamo" raccontare sui giornali e nei tg. Luigi Negri spiega a #SENZA SCONTI gli eventi che i commentatori politici preferiscono evitare. Con Roberto Bernardelli, assolutamente in diretta martedì sera alle 22,30 sulle frequenze di Antenna 3. Per intevenire: telefono: 02 32 00 46 240. Repliche su:www.grandenord.org
Nov
13
Il Nord e' ora che rialzi la testa. Un gigante che cammina piegato dalle sirene romane. Dopo la piazza piena di Torino e le umiliazioni del Veneto e' adesso evidente che la bolla sovranista nazionalista non e' una risposta adeguata. Noi che non avevamo mai smesso di difendere il Nord lo sapevamo bene. Ma la selfite acuta aveva obnubilato e fatto dimenticare a molti, troppi, che la priorità e' difendere casa nostra!