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GOVERNO HA SERVITO SU PIATTO DATI DI CRESCITA DA LIBRO FAVOLE

Ott
12

GOVERNO HA SERVITO SU PIATTO DATI DI CRESCITA DA LIBRO FAVOLE

“Con questa manovra l’Italia si ritroverà in futuro con una crescita più bassa e con un livello di debito più alto, a rischio default. Sono queste le prime considerazioni che ci vengono in mente dopo aver sentito la conferenza stampa di ieri sui numeri della Nota di Aggiornamento al DEF da parte del Governo e letto le anticipazioni stampa di questi giorni. Ragionamenti basati ancora su voci di corridoio e numeri scritti a matita, dal momento che non esiste ancora nessun documento ufficiale inviato al Parlamento o pubblicato sul sito del Tesoro, quando tutti i governi degli altri Stati hanno già pubblicato i loro documenti programmatici.

Ciò che temevamo si è, purtroppo, realizzato. E cioè che il Governo, con l’obiettivo di aumentare la spesa in deficit in termini assoluti, vuole farla apparire più ridotta in termini relativi. Detto più semplicemente, l’Esecutivo ha gonfiato enormemente le stime di crescita del Pil per i prossimi tre anni in modo che il deficit in termini percentuali risulti più basso. I rapporti deficit/Pil pari al 2,4% per il 2019, al 2,1% per il 2020 e all’1,8% per il 2021 annunciati ieri saranno, in realtà, molto più alti, se si considerano i veri tassi di crescita, quelli ipotizzati dalle principali istituzioni finanziare internazionali come il Fondo Monetario, l’OCSE e la Commissione Europea.

Le misure finanziate in deficit dal governo non garantiranno i risultati sperati. L’errore più grave è quello di non tener conto dell’impatto negativo dell’aumento dei tassi di interesse sul mercato del credito, pari almeno a 2 punti percentuali. Questo incremento provocherà uno shock negativo per l’economia e renderà mutui e prestiti alle imprese più cari. In altre parole, il Governo sembra non aver per nulla tenuto in considerazione la riduzione del moltiplicatore del credito che si sta verificando in Italia per effetto dell’aumento dei rendimenti sui titoli di Stato, della fine del Quantitative Easing e del forte calo dei corsi azionari dei principali istituti di credito, del quale l’Esecutivo è il solo colpevole. Con la sopravalutazione del moltiplicatore dei consumi e la sottovalutazione di quello monetario, molto più grande e importante del primo, ecco che il Governo ha servito sul piatto dei dati di crescita da libro delle favole. In attesa che la Commissione Europea, le agenzie di rating, i mercati finanziari riportino tutti alla dura realtà, bocciando senza appello le farlocche previsioni del Governo”.

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